Il Long Covid rappresenta un quadro clinico di nuova comparsa che affligge, indipendentemente dall’intensità dell’infezione acuta, un numero molto ampio di persone che hanno contratto l’infezione da Sars Cov2. 

Si manifesta con sintomi di intensità e durata variabile a carico di numerosi apparati ed organi e genera, secondo numerosi contributi, delle importanti ricadute non solo in ambito strettamente medico ma anche psicologico, economico e sociale: l’ impatto maggiore, oltre quello “evidente” e documentabile della compromissione funzionale fisica e psicologica (insufficienze d’organo di vario grado, “brain fog”, difficoltà di concentrazione, turbe della memoria e del ritmo sonno-veglia, fatigue, ansia, depressione, perdita dell’olfatto e del gusto, persistenza o peggioramento di dolori muscolo-scheletrici…) si rileva a carico della qualità della vita compromettendo tutti gli ambiti nei quali si articola la vita di una persona nella sua integralità e quotidianità (abilità ed adeguatezza lavorativa in primis e, in prospettiva, la possibilità di attuare tutte le potenzialità tipiche dell’ età universitaria). 

Proiezioni della letteratura scientifica più autorevole (Lancet, Jama, OMS) stimano che il Long Covid colpirà circa 200 milioni di persone, prevalentemente tra i 20 ed i 50 anni. 

Questo dato deve interrogare la società in tutte le sue componenti, ben oltre la sola area bio-medica, sulle strategie da ricercare per mitigare gli importanti epifenomeni di questa sindrome tutt’ora non ben definita e conosciuta ma già in grado di generare a livello sistemico un grave impatto bio-psico-socio-economico.

L’evento, dedicato al Dottor Francesco della Valle, pioniere delle neuroscienze e stretto collaboratore del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, si propone di presentare in anteprima i risultati, di cosiddetto “Mid-Term”, di uno studio condotto sul territorio italiano ad opera di una rete di medici di Medicina Generale a favore dei loro pazienti. I dati ottenuti, sebbene preliminari, sono particolarmente promettenti ed evidenziano come fattore determinante la tempestività di rilevazione dei prodromi e di instaurazione delle cure ed al contempo l’importanza e la rivalutazione di un rapporto “familiare” tra il medico, capace di riconoscere la comparsa di “variazioni”, ed il paziente, sicuramente facilitato ad esprimere i suoi “dubbi” al suo “curante” piuttosto che a qualche prestigiosa ma “lontana” realtà ospedaliera o Universitaria.

In altri termini, le parole chiave sono: setting e medici territoriali, precocità di diagnosi e cura, divulgazione delle conoscenze “giuste” alla platea più ampia.

Per queste ragioni, volutamente l’invito è esteso alla popolazione studentesca, ai “giovani” ed a tutti coloro che sono interessati: conoscere i prodromi e sapere a chi rivolgersi sono aspetti che vanno condivisi e divulgati tra, e da, tutti poiché pilastri delle strategie su cui costruire una risposta adeguata al Long Covid che, inevitabilmente, va ricercata con la sinergia tra tutte le articolazioni della Società.

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